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Perchè la nostra Galassia si chiama Via Lattea?

La nostra Galassia, la Via Lattea, ha un diametro di circa 100 000 anni luce e uno spessore, nella regione dei bracci, di circa 1 000 anni luce. Le stime sul numero di stelle che la compongono sono varie e secondo alcune fonti sarebbero circa 200 miliardi. Il nostro Sistema Solare fa parte della Via Lattea. Il nostro gruppo di pianeti, tra i quali si trova la Terra, è un punto piccolissimo della nostra Galassia. Se vi fosse un modellino in scala con un diametro di 130 km che rappresentasse la nostra Galassia, il sistema solare ne occuperebbe appena 2 millimetri.
All'esterno della Via Lattea si staglia l'alone galattico, delimitato dalle due galassie satelliti maggiori, la Grande e la Piccola Nube di Magellano. Il nome Via Lattea (Milky Way) è da attribuire a come la vediamo dalla Terra, appunto una striscia bianca di latte! Ma perchè proprio striscia di latte? Mitologicamente, durante una delle sue 'scappatelle', Zeus ebbe un figlio da Alcmena. Doveva essere un figlio tanto forte da impedire lo sterminio di uomini e dei. Alcmena partorì Eracle e lo lasciò su un prato per timore della moglie di Zeus, Era. Atena, convinta da Zeus, portò la sua regina Era sul prato e trovò il bimbo. Era decise di allattarlo ed il bimbo, appunto Eracle, si attaccò al seno con una tale forza che Era si ritrasse. Uno schizzo del latte di Era terminò in cielo, a formare la Via Lattea, mentre Eracle (che vuol dire Gloria di Era) divenne immortale. La nostra Galassia, vista da fuori da una posizione di taglio avrebbe la forma di un fuso, molto allungata e piatta. Vista di fronte, tuttavia, la Via Lattea assumerebbe la forma di una grande spirale con una barra centrale dalla quale si diramano i bracci.
 (foto: https://500px.com/photo/116296187/ribbon-of-starlight-by-stephen-allinger?ctx_page= from=related_photos&photo_id=117492343)

La forma della Galassia è stata individuata con molta difficoltà ed a tutt'oggi non è neanche molto sicura, se è vero che nuovi strumenti tecnologici ci pongono di fronte a differenti dati che, ad esempio, hanno portato il numero di bracci della spirale da 4 a 2 nel corso del 2008. Ovviamente per poterla vedere occorrerebbe spingersi molto lontano non solo dalla Terra ma dalla Galassia stessa, ed attualmente non abbiamo mezzi né tecnologie in grado di compiere questo lavoro in tempi accettabili per una vita umana. Il disco galattico è formato da stelle e materia interstellare in quantità molto abbondante. Questa materia può essere diffusa omogeneamente oppure raccolta in nubi di diversa dimensione. Guardando la Galassia da fuori e di taglio, noteremmo che la striscia luminosa che la compone è tagliata in due da una fascia oscura: la luce delle stelle in questa zona è infatti assorbita dalle polveri concentrate sul disco.
Proprio la presenza di grandi quantità di gas e polveri fa sì che il disco galattico sia un continuo fermento di stelle in formazione, quindi la popolazione di questa area galattica è molto varia, abbinando stelle anziane a stelle giovanissime.
Anche nel disco galattico sono presenti famiglie di stelle ed ammassi, ma questi ammassi sono molto meno fitti degli ammassi globulari presenti nell'alone galattico: si tratta degli ammassi aperti. Componente immateriale della Galassia ma non di poco conto, il campo magnetico galattico fu ipotizzato per la prima volta da Enrico Fermi nel 1949. E' noto che una carica elettrica in moto produce un campo magnetico, e che il gas interstellare è composto parzialmente da particelle cariche in movimento, che quindi producono un campo magnetico.
Fermi stimò anche il valore del campo magnetico in 3x10-6Gauss, basandosi sul fatto che durante la lunga vita della Galassia si fosse giunti ad un equilibrio tra densità di energia cinetica e magnetica. In effetti il valore empiricamente riscontrato è di 3,5x10-6Gauss.
Ancora nel 1949, Hiltner e Hall notarono la polarizzazione delle stelle molto lontane (significa che l'intensità della luce non è uguale in ciascuna direzione ma si concentra maggiormente in alcune direzioni anziché in altre), e che la polarizzazione stessa cresceva al crescere della distanza.
Via Lattea e M31, la galassia di Andromeda, rappresentano le maggiori esponenti delle galassie facenti parte del Gruppo Locale insieme alla galassia del Triangolo. Il Gruppo Locale, a sua volta, è compreso nel Superammasso Locale.
Si è sempre pensato che le due Nubi di Magellano fossero due galassie satelliti della nostra, mentre recenti dati sembrano dimostrare che queste galassie siano invece al loro primo e unico passaggio nei nostri dintorni.
Il futuro della Galassia è spesso indicato con il termine di Milkomeda, un nome fuso tra Milk Way (la nostra Via Lattea) e la galassia di Andromeda.
Infatti, la galassia di Andromeda è in avvicinamento alla nostra ad una velocità tra 100 e 140 km/s e tra circa 3 o 4 miliardi di anni le due giganti potrebbero entrare in collisione. L'evento porterebbe ad un mescolamento di stelle ed alla formazione di numerose altre stelle grazie allo sfregamento dei gas. Il risultato finale dovrebbe essere una gigantesca galassia ellittica, la cui formazione richiederebbe circa un miliardo di anni dall'inizio della collisione.

Hawking: abbiamo solo 100 anni per lasciare la Terra!

Secondo il celebre fisico Stephen Hawking ci restano 100 anni per diventare una specie di multi-planetaria, altrimenti ci estingueremo. Ma prima di preparare armi e bagagli e scappare a gambe levate come in un film di fantascienza, fermiamoci un attimo a pensare. Sarebbe bello avere una civiltà di backup da qualche parte nel caso succedesse qualcosa d'improvviso e imprevedibile. Sarebbe bello avere le tecnologie che ci permettano davvero di viaggiare nello Spazio profondo e colonizzare altri pianeti. Il problema è che al momento non abbiamo nulla di tutto ciò.


La colonizzazione planetaria in stile Mass Effect Andromeda resta soltanto un'opera d'intrattenimento videoludico. Purtroppo. O per fortuna, considerando i catastrofici risvolti narrati nel videogioco fantascientifico targato Bioware. Hawking lo sa, per questo a novembre parlava di migrare su Marte. La NASA e le agenzie spaziali di tutto il mondo ci stanno lavorando. Ma a pensarci bene non è che Marte sia proprio una Terra 2.0. Anzi, è molto peggio della Terra: fa un freddo cane, l'aria è irrespirabile, le radiazioni abbondano - giusto per citare tre delle controindicazioni maggiori.

Ne segue che volendo trovare un'alternativa perfetta lontano da casa dovremmo spingerci verso altri sistemi stellari. Non è difficile credere che con miliardi di stelle nella Via Lattea ci sia una buona probabilità di trovare pianeti con acqua e aria respirabile. Il punto è che abbiamo moltissimi candidati, ma al momento ci mancano telescopi capaci di farci capire senza ombra di dubbio come sia un pianeta extrasolare e quali siano le condizioni di vita lì. Altra questione è quella sollevata più volte da Elon Musk: per garantire la sopravvivenza della specie umana dovremmo spedire sul potenziale nuovo pianeta un numero significativo di persone, perché piccole colonie sono soggette ad anomalie genetiche date dalla consanguineità. Questo gioca a sfavore di Marte, dove la NASA progetta di inviare missioni da massimo sei persone alla volta. A meno che SpaceX non riesca a mettere insieme l'Interplanetary Transport Engine.

Se non trovassimo in tempo una Terra 2.0? Beh, non resterebbe che tentare l'impresa di adattare l'ambiente in modo da soddisfare le nostre esigenze. Così facendo anche Marte potrebbe essere papabile. Peccato che per rendere respirabile l'aria su Marte potrebbe volerci ben più di 100 anni. Alla fine dei conti la soluzione migliore potrebbe essere quella di risolvere i problemi che stanno uccidendo la Terra. Anche perché se fossimo così tecnologicamente avanzati da riuscire a vincere tutte le sfide necessarie per la colonizzazione di Marte in 100 anni, allora saremmo anche in grado di capire come non distruggere casa nostra.

I "fantasmi" del cielo

Se guardiamo il Sole, in realtà vediamo la sua luce come era 8 minuti fa. Infatti per percorrere la distanza dal Sole alla Terra, la luce i...