Visualizzazione post con etichetta NASA. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta NASA. Mostra tutti i post

Missione Kepler: un viaggio attraverso l'Universo

La missione Kepler è una missione spaziale della NASA, parte del programma Discovery, il cui scopo è la ricerca di pianeti simili alla Terra in orbita attorno a stelle diverse dal Sole, tramite l'utlizzo del telescopio spaziale Kepler. Il veicolo spaziale, chiamato in onore dell'astronomo tedesco del diciassettesimo secolo Johannes Kepler, è stato lanciato con successo il 7 marzo 2009. Il telescopio Kepler è stato progettato per monitorare una parte della Via Lattea, la nostra galassia, e scoprire pianeti simili alla Terra vicino o nella zona abitabile. Per fare ciò, un fotometro monitora costantemente la luminosità di più di 145 000 stelle di sequenza principale nel suo campo di vista fissato, presso le costellazioni del Cigno, della Lira e del Drago. I dati sono trasmessi a terra, dove vengono analizzati in cerca di periodiche diminuzioni di luminosità delle stelle causate da pianeti extrasolari che transitano di fronte alla loro stella. Nell'aprile 2013 il team di Kepler aveva individuato 2 740 candidati pianeti e confermato altri 121. Nel gennaio 2013 un gruppo di astronomi dell'Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics ha stimato dai dati di Kepler che nella Via Lattea risiedano "almeno 17 miliardi" di esopianeti simili alla Terra. Il tempo previsto per la missione è stato inizialmente di 3,5 anni, ma nel 2012 è stata estesa al 2016, in parte per difficoltà dovute all'analisi dell'enorme volume di dati raccolti dal telescopio.


Tra le ultime news la Nasa ha annunciato la scoperta di 219 nuovi possibili pianeti esterni al Sistema solare, 10 dei quali grandi quanto la Terra e posti nella fascia abitabile, cioè alla giusta distanza dalla propria stella per poter avere acqua liquida in superficie. Con questo ottavo catalogo della sua missione, il numero di potenziali mondi alieni sale a 4.034: di questi 2.335 sono stati verificati come pianeti, e più di 30 sono grandi quanto la Terra in fascia abitabile. "Questo catalogo frutto di misure estremamente accurate è la base di partenza per rispondere ad una delle domande più interessanti dell'astronomia: quanti sono i pianeti simili alla Terra nella nostra galassia?", spiega Susan Thompson, coordinatrice del catalogo presso il Seti Institute di Mountain View, in California. Grazie ai dati di Kepler, un secondo gruppo di ricerca è riuscito anche a misurare con precisione migliaia di pianeti, rivelando due tipologie principali tra quelli più piccoli: quelli rocciosi grandi quanto la Terra e quelli gassosi più piccoli di Nettuno.

Cosa sono i misteriosi lampi di luce nell'atmosfera terrestre?

Nel corso degli ultimi anni sono apparsi alcuni lampi di luce nell'atmosfera della Terra.
La NASA ne ha scoperto l'origine. Essi scaturiscono dalla luce solare che viene riflessa da cristalli di ghiaccio, orientati orizzontalmente e posti a un'altezza compresa tra i 5 e gli 8 chilometri dalla superficie del nostro pianeta. 



I primi flash luminosi di questo genere furono osservati dall'astronomo Carl Sagan nel 1993, mentre analizzava le immagini scattate dalla sonda Galileo, che nel 1989 fu inviata nello spazio per studiare il gigante gassoso Giove e i suoi satelliti. Durante una manovra attorno alla Terra raccolse alcuni scatti dell'atmosfera, nei quali gli scienziati notarono questi flash. Poiché li videro associati soltanto agli specchi d'acqua, credettero che questi ultimi ne fossero la fonte, tuttavia analisi più accurate e recenti delle immagini ne hanno fatti emergere un paio anche sulla terraferma.Gli astronomi della NASA, per determinarne la reale origine dei flash, hanno preso in considerazione questi scatti ma soprattutto quelli ottenuti dalla sensibile fotocamera Earth Polychromatic Imaging Camera (EPIC) equipaggiata sul satellite Deep Space Climate Observatory (DSCOVR) del NOAA, lanciato nello spazio a giugno del 2015 attraverso un Falcon 9 di SpaceX. Tra la messa in servizio e l'agosto del 2016, il satellite, che orbita a 1,5 milioni di chilometri dalla Terra, ha catturato ben 866 di questi lampi. Un numero così impressionante che ha catalizzato la necessità di una spiegazione scientifica, anche alla luce delle numerose richieste giunte alla NASA dall'esterno.

Gli studiosi, coordinati dall'astronomo Alexander Marshak, hanno innanzitutto verificato il comportamento dei lampi, strettamente legato alla posizione della camera EPIC e alla luce solare. Questo dettaglio ha fatto subito depennare dalla lista un qualsiasi fenomeno atmosferico paragonabile a quello dei fulmini, che sono naturalmente indipendenti da tali fattori. Attraverso un sensore dedicato alla misurazione dell'altezza delle nubi ne hanno determinato l'esatta origine in alta quota, e l'orientamento è stato spiegato dalla presenza di cristalli di ghiaccio con particelle disposte orizzontalmente. La scoperta potrebbe aiutarci a capire meglio l'atmosfera degli esopianeti ma anche se questi cristalli di ghiaccio hanno un effetto sulla quantità di raggi di luce che arrivano a Terra. I dettagli sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Geophysical Research Letters.

credits: scienze.fanpage.it

In diretta dallo Spazio


Sogni spesso di essere un astronauta per poter guardare il nostro bellissimo pianeta?
Ecco qui le immagini della Terra dallo Spazio, 24 ore su 24, in una diretta streaming dalla ISS – Stazione Spaziale Internazionale.

Streaming dalla ISS – Stazione Spaziale Internazionale.


Credits: http://www.ustream.tv

Il programma New Frontiers della NASA entro il 2025

La NASA continua la sua esplorazione dei pianeti del Sistema Solare e dei suoi corpi minori. L’agenzia americana sta vagliando dodici proposte, presentate sotto il programma New Frontiers, che verranno sottoposte a valutazioni scientifiche e tecnologiche nei prossimi sette mesi. La migliore, verrà sviluppata in circa due anni per poi partire intorno al 2025.


Gli obiettivi della selezione fanno riferimento a sei aree dell’esplorazione Sistema Solare: la prima in grado di riportare sulla Terra campioni provenienti da una cometa, la seconda per la raccolta di materiale del Polo Sud della Luna, la terza per l’esplorazione delle lune Titano ed Encelado, la quarta  dedicata a Saturno, la quinta a Venere e la sesta destinata allo studio degli asteroidi.
Il programma New Frontiers vuole dare una risposta ai grandi quesiti che interessano il nostro sistema solare – ha commentato Thomas Zurbuchen, della direzione scientifica NASA di Washington – e non vediamo l’ora di andare avanti con queste missioni”. L’esito delle selezioni relative alla fase iniziale di studio, verrà annunciata alla fine di novembre e il concept prescelto potrà andare avanti nel processo di valutazione.
Si tratta della quarta missione scelta nell’ambito di New Frontiers, le precedenti sono New Horizons per Plutone, Juno per Giove e OSIRIS-REx, che è partita lo scorso 9 settembre alla volta dell’asteroide Bennu con l’obiettivo di riportare sulla Terra un campione di materiale nel 2023.
credits: NASA

Una APP per vedere le stelle

Chi di noi non ha mai sognato ad occhi aperti guardando il cielo? L'immensità del cosmo non ha confini in tutti i sensi.


Come e dove guardare le stelle a Milano, Roma, Palermo ed altre città italiane? Scopri dove vedere il cielo stellato in Italia: dai migliori osservatori astronomici fino alle località più belle da cui osservare la via lattea. Il nostro Paese è sicuramente ricco di fascino: storia, cultura, arte e paesaggi lo rendono una delle mete favorite per moltissimi turisti. Ma avete mai pensato di visitarlo anche con gli occhi rivolti verso il cielo attraverso il vostro smartphone? Ecco a voi una bellissima app per poter ammirare il cielo da un suggestivo ed insolito punto di vista.
Si chiama Mappa Stellare e permette di ammirare il cosmo a seconda del posto dove ci troviamo. Grazie alle sue mappe la visione è chiara e degna dei migliori telescopi.


Direzione Saturno: la sonda Cassini tra i suoi anelli

Il "Grande Vuoto" presente tra il pianeta e gli anelli costituisce una significativa opportunità di condurre osservazioni più accurate del previsto durante la parte finale della missione di Cassini. Per proteggere i sensori più delicati, era stata presa la decisione di utilizzare l'antenna ad alto guadagno, che ha la forma di un piatto, come "scudo": la sostanziale assenza di particelle permetterà quindi di sfruttare l'antenna per il suo scopo.La NASA ha diffuso un nuovo video composto da una sequenza di immagini che mostrano, nel giro di pochi secondi, ciò che ha "visto" la sonda Cassini durante la prima delle sue picchiate tra Saturno ed i suoi anelli.


Il "Grand Finale" della missione si concluderà il 15 settembre con un ingresso distruttivo nell'atmosfera del pianeta. Le immagini iniziano con una visuale sul caratteristico vortice sul Polo Nord del pianeta e si spostano verso il limite esterno dell'esagono formato dai venti atmosferici. Questa formazione nuvolosa ha dimensioni enormi: ogni suo lato misura circa 13.800 km, ossia più del diametro della Terra. "Sono rimasto sorpreso di vedere così tanti confini netti lungo il confine esterno dell'esagono e l'occhio del vortice polare", spiega Kunio Sayanagi, membro del team responsabile per le immagini acquisite da Cassini per la Hampton University, che ha contribuito alla realizzazione del video. "Per mantenere questi bordi deve esserci qualcosa che impedisce a differenti correnti di mischiarsi". Quando le immagini che si possono vedere nel video sono state acquisite, la navicella si trovava ad una quota sul pianeta diminuita rapidamente da 72.400 a 6.700 km. Questo significa un veloce cambiamento della risoluzione: le singole caratteristiche atmosferiche più piccole che è possibile osservare sono passate da 8,7 km a 810 metri per pixel.

"La regione tra gli anelli e Saturno è 'Il Grande Vuoto', apparentemente", spiega Earl Maize, responsabile del programma Cassini per il Jet Propulsion Laboratory della NASA. "La sonda resterà sul suo percorso, mentre gli scienziati lavoreranno sul mistero del perché il livello di polvere sia molto più basso di quanto previsto". 

Hawking: abbiamo solo 100 anni per lasciare la Terra!

Secondo il celebre fisico Stephen Hawking ci restano 100 anni per diventare una specie di multi-planetaria, altrimenti ci estingueremo. Ma prima di preparare armi e bagagli e scappare a gambe levate come in un film di fantascienza, fermiamoci un attimo a pensare. Sarebbe bello avere una civiltà di backup da qualche parte nel caso succedesse qualcosa d'improvviso e imprevedibile. Sarebbe bello avere le tecnologie che ci permettano davvero di viaggiare nello Spazio profondo e colonizzare altri pianeti. Il problema è che al momento non abbiamo nulla di tutto ciò.


La colonizzazione planetaria in stile Mass Effect Andromeda resta soltanto un'opera d'intrattenimento videoludico. Purtroppo. O per fortuna, considerando i catastrofici risvolti narrati nel videogioco fantascientifico targato Bioware. Hawking lo sa, per questo a novembre parlava di migrare su Marte. La NASA e le agenzie spaziali di tutto il mondo ci stanno lavorando. Ma a pensarci bene non è che Marte sia proprio una Terra 2.0. Anzi, è molto peggio della Terra: fa un freddo cane, l'aria è irrespirabile, le radiazioni abbondano - giusto per citare tre delle controindicazioni maggiori.

Ne segue che volendo trovare un'alternativa perfetta lontano da casa dovremmo spingerci verso altri sistemi stellari. Non è difficile credere che con miliardi di stelle nella Via Lattea ci sia una buona probabilità di trovare pianeti con acqua e aria respirabile. Il punto è che abbiamo moltissimi candidati, ma al momento ci mancano telescopi capaci di farci capire senza ombra di dubbio come sia un pianeta extrasolare e quali siano le condizioni di vita lì. Altra questione è quella sollevata più volte da Elon Musk: per garantire la sopravvivenza della specie umana dovremmo spedire sul potenziale nuovo pianeta un numero significativo di persone, perché piccole colonie sono soggette ad anomalie genetiche date dalla consanguineità. Questo gioca a sfavore di Marte, dove la NASA progetta di inviare missioni da massimo sei persone alla volta. A meno che SpaceX non riesca a mettere insieme l'Interplanetary Transport Engine.

Se non trovassimo in tempo una Terra 2.0? Beh, non resterebbe che tentare l'impresa di adattare l'ambiente in modo da soddisfare le nostre esigenze. Così facendo anche Marte potrebbe essere papabile. Peccato che per rendere respirabile l'aria su Marte potrebbe volerci ben più di 100 anni. Alla fine dei conti la soluzione migliore potrebbe essere quella di risolvere i problemi che stanno uccidendo la Terra. Anche perché se fossimo così tecnologicamente avanzati da riuscire a vincere tutte le sfide necessarie per la colonizzazione di Marte in 100 anni, allora saremmo anche in grado di capire come non distruggere casa nostra.

I "fantasmi" del cielo

Se guardiamo il Sole, in realtà vediamo la sua luce come era 8 minuti fa. Infatti per percorrere la distanza dal Sole alla Terra, la luce i...